10 luglio 2009

le vacanze del signorino snob

«Pronto. Ma cuore, ciao, come va? Luce! erano ere geologiche che non ti palesavi!

Sei tornata dal giro in Groenlandia? col sottomarino atomico! Ma pensa! Il Pippi era con te? Mi avrà avuto problemi di claustrofobia… Ah, la sua è agorafobia? Beh, dai! Ma non dirmelo! Vuol farsi fare dall’architetto le pareti della camera da letto tutte di un piombo spazzolato! E il periscopio in mezzo! Da non credere, tanto gli è piaciuto come viaggio! Beh, mi fa tanto recluso di classe, comunque…

Io? Si è fermata la Bibi per un tè ed è andata via da trenta secondi sì e no. Aveva il visone grigio, pensa, che non le stava fermo un attimo, e poi tirava, e mordeva tutto il guinzaglio… Cosa non mi è di animalista quella ragazza! Il visone domestico! …Solo per far rabbia a sua madre, che di pellicce se ne sarà fatte un paio l’anno da quando ha sposato quel personaggio del Maurilione. Comunque, la micia era un po’ infastidita dalla presenza del visoncino e mica le si è arruffato tutto il pelo? E io che l’avevo appena portata con me dal parrucchiere a fare l’antipermanente!

Vacanze? Mah, senti, nini: la Titti e il Lupo non possono partire prima di agosto, per la storia del lavoro e dei clienti e bla bla. Beh, ma mica mi hanno chiesto se vado in villa da loro? No, dico: le ferie d’agosto, quel buco nero di Stromboli – che poi l’eliporto è sempre occupato da quei sartini da strapazzo, e come ci si arriva altrimenti? E poi ci sono frotte, orde, coacervi di napoletani – che non ho niente contro, per carità, però sono napoletani…

Io credo che indugerò qui al lago fino a settembre: la domestica di Milano mi fa un safari, non so dove in Africa; il giardiniere di qui è tornato da un trekking, o una cosa così, in Sud America… Beh, senti, stella: le vacanze considerate esotiche, fatte d’estate, sono proprio una roba plebea. Meglio qui tutto agosto: non mi muovo neanche morto, chiuso, sigillato nella cassa, guarda.

Dimmi, gioia, ci sei dal Maffeino martedì per il cocktail? Sì? È di un divertente quel ragazzo lì! Ci vuole tutti in floreale! Io per me ho un completo lilla con minuscoli particolari in monocromo di gigli a piccolo punto applicati su un revers. Ma per la micia ho fatto preparare un collarino che è una fine della Terra: da rimanere lì, senza una sola sillaba: tutto un vitellino grigio-perla traforato a roselline che mi fa pendant con l’incisione della campanellina di platino abbinata. Devi vedere lei quando lo indossa: si pavoneggia da regina della savana… Un amore assoluto!

Uh! S’è fatto tardi! Devo passare dal vivaista per decidere le nuances del pergolato…
Ciao stelìn, a prestissimo! Un abbraccione!»

1 giugno 2009

dettagli sostanziali

Ha seguito i desideri, rivoluzionato la propria vita, ha scommesso e vinto.
Non ho saputo riconoscere il suo talento, poi ho capito. Ma era tardi: l’avevo già allontanato, e farlo tornare porterebbe solo dolore.
Che la sua storia, almeno, mi sia d’ispirazione; è il momento di cambiare.

31 maggio 2009

dettagli mnemonici

Spesso non ricordo quel che ho scritto su queste pagine, così, anche per per evitare di ripetermi (almeno nella forma), mi obbligo a rileggere cose che mi appaiono lontanissime e vissute da un altro.
Tra un’ora devo andare a una festa di compleanno in un luogo che evito da due anni; ho dato un’occhiata agli appunti in cui ne parlavo, per prepararmi a quello che mi aspetta.
Ecco: ora non ho più voglia di uscire – e sta anche arrivando un temporale.

13 maggio 2009

sette penne assolutamente irritanti

Pierluigi Battista: come Woody Allen, ma del tutto scevro da ironia, crede che bastino un paio di baffi e di occhiali per nascondere le reali intenzioni dei suoi superflui articoli: l’osannante celebrazione dei sultani che detengono il potere.
Mario Luzzato Fegiz: incapace di fare a meno dei suoi pregiudizi, racconta dischi e concerti che evidentemente non ha mai ascoltato e propina sconcertanti banalità, per giunta con stile incerto.
Alessandro Piperno: inabile alla scrittura, è fastidiosamente inutile; spero d’incontrarlo per farmi restituire, se non il tempo, almeno i soldi che ho buttato per acquistare il suo osannato ma piatto, vuoto, scopiazzato esordio letterario.
Antonio D’Orrico: responsabile dell’immorale successo di Faletti e altri inconsistenti scribacchini (vedi Alessandro Piperno), instilla il ragionevole dubbio di essere prezzolato dagli uffici stampa delle Case editrici.
Paolo Isotta: sgradevolmente presuntuoso, ancorato a un passato perduto e a un contemporaneo inesistente, scrive banalità dense d’invidia con uno stile ridicolo.
Guia Soncini: ex pupilla di Giuliano Ferrara, basterebbe solo questo a renderla insopportabile. Ma la tizia scrive, costruendo solo un barocco nulla di frustrazioni che puzza di stantio.
Aldo Grasso: il meno oggettivo tra i critici che fingono di esserlo; il suo opinabile metro di giudizio è la simpatia. Ma il vero problema, quando lo leggi, è che non sai se a scrivere l’articolo sia stato lui o uno dei suoi numerosi, fedelissimi negri.

(E allora perché leggo il Corriere? Perché è a scrocco…)

5 maggio 2009

larmes kitsch

«When did I wake into this dream?
I must have been the only person in the world who didn’t know who she was…

(With the disappearance of the world’s most famous…
…have denied the story…
…too much pressure…)

But my world would never be the same again…

“Drive!”

…when she came into my life.

“It’s beautiful up here, everything seems so peaceful.”
“Who are you?”
“I’m a dancer. I love to dance!”

Didn’t matter. I knew who she was, to me.

“Come away with me.”
“I love you.”

“You must be there. Tomorrow.”
“I don’t care about tomorrow.”

“It’s the right thing to do.”
“No one can steal our dream, no one. Goodbye.”

And then, she was gone.
Has she forgotten? I know I will not.
Her kiss… her smile… her perfume.»

2 maggio 2009

la crisi del settimo anno

Il primo anno è novità, impegno ed emozione.
Il secondo cancella l’entusiasmo e porta consapevolezza delle capacità.
Il terzo rivela le prime delusioni.
Il quarto suggerisce di tradire.
Il quinto porta cambiamenti che mettono alla prova.
Il sesto incupisce per la noia.
Il settimo è quello della crisi: sei incerto fra terrore e desiderio della fine.

Non so se le cose possano andare così nei rapporti di coppia. In quelli di lavoro, sì.

27 aprile 2009

qui con me

Tu, con tutta la vita insieme, dal tempo dei primi ricordi.
Tu, con lo sguardo ironico e severo, il gorgo che inghiotte.
Tu, con il mistero dell’affinità, la più perfetta tra gli imperfetti.
Vi vorrei ancora, qui con me.

E talvolta vorrei anche l’amore di qualcuno che forse c’è,
ma non ancora qui con me.

22 aprile 2009

piccole correzioni

Stamattina, capelli bagnati e spazzolino che ronzava in bocca, mi chiedevo quale fosse la causa della mia tristezza. Ne ho passate un po’ in rassegna, quindi, con la faccia nell’asciugamano, ho concluso che nessuna è abbastanza forte: non ho buoni motivi per essere triste.
E poi, mentre sbucavo dalla metropolitana fischiettando la melodia che usciva dagli auricolari, mi sono accorto che tutto quel dolore, d’improvviso, non c’era più.

21 aprile 2009

appunti del martedì

Provare, per imparare. Una cosa alla volta, senza paura di sbagliare.

20 aprile 2009

en ce moment

«Il y a eu des nuits où je mourais de toi
Comme on meurt de faim.
Je pensais à ton souffle quand insensiblement
Il devient plus rapide, et je ne dormais pas.
Quand je te regardais, quand je fermais les yeux
En tout temps, en tout lieu j’avais envie de toi.

Lorsque je t’ai donné quelques coups de canif
C’était pour ne pas perdre tout à fait la raison,
C’était pour que tu sois un peu plus attentif
Que tu ne t’installes pas dans ma soumission.

Y a-t-il eu trop de temps, trop de gens entre nous.
En ce moment tu vois, je n’ai vraiment plus goût à rien.
Et il y a des nuits où je meurs de personne
Comme on meurt de quelqu’un.»