17 novembre 2009

antologia del quadrimestre

nd non può fare a meno di notare che su facebook tutto cambia per restare sempre uguale.
nd teme il ritorno in canotto.
nd è in arrivo e in partenza.
nd sbadiglia in ufficio, da solo.
nd finge di lavorare e si dedica (finalmente) al blog.
nd si sta immedesimando troppo nella parte del Signorino Snob.
nd si piace solo negli autoscatti.
nd: je reste, je me déteste.
nd tra quest’illusione e questo sentimento.
nd dans trop de films, de chansons et de livres.
nd è già alle cozze (dopo sole tre settimane).
nd: «bees do it».
nd: «Honey, what’s this, what’s happening, what’s going on here?»
nd non legge mai trattati di economia politica.
nd pensa che per divertirsi su facebook si debba essere un po’ puttane.
nd si è rotto i cogli*ni di fare inutili P.R.
nd e la difficile gestione di un sabato sera.
nd non ti trova divertente.
nd doesn’t know how to deal with it.
nd oggi è 389 C.
nd vomita sarcasmo per mettere a tacere il senso di esclusione.
nd oggi odia. Profondamente.
nd: la noia al cupo seggio rimuginando sale.
nd: changes are taking the pace I’m going through.
nd si chiede se sia il caso.
nd nella torre d’avorio.
nd sull’orlo di una crisi di nervi. Di lunedì.
nd: blah blah blah, yawn.
nd: bla bla bla. Bah.
nd: bla bla bla – cha cha.
nd si fa domande con risposte che non gli piacciono.
nd vorrebbe l’Italia senza gli italiani.
nd detesta gli appuntamenti al buio.
nd e l’ennesimo sabato inutile.
nd si comporta in modo strano.
nd, se l’ha fatto, non era lui. Se non l’ha fatto, neppure.
nd: armi e bagagli.
nd tra uno sbaglio e uno sbadiglio.
nd tra lo sconcerto e l’incerto.
nd accidioso e nervoso.
nd, al quarto giorno di lavoro sull’edizione deluxe dell’autobiografia di Michael Jackson, teme di sognarsi con i calzini bianchi.
nd: e vabbè.
nd alle prese con il suo commento quotidiano.

(Non si butta via niente.)

05 novembre 2009

inquietudine della città

«Luci del sabato sera,
Inquietudine della città
Dove tutto è possibile comprare.
Ma non si vendono i sogni,
Ognuno pensa per sé.
E mentre vado
Cadono le foglie al vento,
Come le illusioni
Si disperdono per strada.
Il tempo tornerà
Ad entusiasmarmi ancora,
Passeranno in fretta
I giorni d’autunno:
Si sta preparando
Una nuova stagione per me.»

18 ottobre 2009

torre d’avorio (dentro e fuori)

Il caldo canicolare e d’improvviso i rigori di un inverno anticipato: chiunque incontri non può fare a meno di commentare il clima apparentemente impazzito, e davvero non sai più di quale frase del repertorio abusare; ma trovarsi in metropolitana tra la ragazza con sandali e ombelico scoperto e il quarantenne con sciarpa e piumino è in effetti spiazzante.

Appuntamenti al buio: consigliano un ciclo di ricarica completo al mese per tenere in buono stato la batteria del telefono; così, segnare sull’agenda di fare lo stesso con uno sconosciuto, con uguale frequenza: la ricarica di adrenalina è un’ottima alternativa alle droghe sintetiche, senza controindicazioni, per superare le fatiche della settimana lavorativa – e talvolta conosci anche persone con le quali è piacevole conversare.

Pulizie autunnali sul sito della socialità: cancellare l’amicizia è nuovo pretesto per dispensare frustrazione o rancore; ottima ragione dunque per farlo, di quando in quando.

Pulizie autunnali nella soffitta dei ghiacci: sarebbero un’ottima idea, se solo l’avessi, di quando in quando.

Umore pessimo: farsene una ragione; probabilmente nella mesta città padana sarà la costante per il resto della propria e altrui esistenza – e ciò spiega perché i milanesi cerchino di fuggire appena possono, per un pomeriggio o per la vita.

Repetita mactant: la sveglia, la strada, l’ufficio, la pausa, la casa, la cena, la sera, il letto – e se va tutto bene, sono arrivato solo a metà.

Repetita iuvant: quando sono triste, mi basta piangere un po’ con Celia Roth o Audrey Tatou e tutto migliora – anche io.

02 settembre 2009

ferunt

E poi si dice di me che sia tutto d’un pezzo, perfino ascetico. Sciocchezze, purtroppo.

È che la volontà talvolta si addormenta, e così, d’improvviso, mi ritrovo con una sigaretta in mano a fare sesso con uno sconosciuto incontrato su Facebook.
O, più precisamente: riprendo a fumare un paio di sigarette al giorno dopo sei anni di disintossicazione; faccio sesso con uno sconosciuto (incontrato sulla spiaggia) dopo quasi tre anni di volontaria castità in attesa di qualcuno che c’entri in qualche modo con la parola “amore”; torno infine allo sterile tempo perduto con Facebook, dopo la fuga dello scorso inverno per salvarmi da nevrosi voyeuristico-ossessive.
Se in foto non mi piaccio, dev’essere perché guardo la faccia del mio traditore.

E dunque si racconta ch’io sia irreprensibile, finanche austero. Cazzate, ahimè.

31 agosto 2009

scheda p.s. n° 01549512

Il taffetas è un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni.

27 agosto 2009

dettagli estremi

Mi accade spesso di guardare qualcuno che passa e pensare: «Uno con queste scarpe è un coglione».
O sono di gusti troppo ricercati oppure ci sono troppi coglioni in giro.

21 agosto 2009

dettagli epidermici

L’altra sera ho affettato qualche scalogno per congelarlo, e averlo così pronto quando voglio preparare il sugo per la pasta. Dopo tre giorni la punta delle dita puzza ancora. Sembra proprio che la mia pelle mi somigli: incosciente, assorbe tutto – e tutto le lascia una traccia persistente, spesso sgradevole.

20 agosto 2009

quando ti trovo fra le pagine di un libro

«Avevo l’impressione di trovarmi di fronte a una ragazza che nel corso degli anni sarebbe passata da una persona all’altra, e ognuna di queste avrebbe pensato di averla salvata per miracolo quando in realtà lei non correva nessun pericolo. Mai. Nemmeno per un secondo.»
— Zadie Smith

19 agosto 2009

crudelia (appunti dalmati)

Il tipico venti-trentenne croato ha un fisico asciutto e muscoloso da bomba del sesso; il tipico quaranta-cinquantenne ha invariabilmente l’aspetto del tagliagole.

La Croazia, anche nelle isole in cui ormeggiano decine di yacht da milionari, dà comunque l’impressione di essere un posto da poveri. Poveri di gusto, idee, desideri; in questo è ancora molto simile all’Italia, benché per vivere nel Bel Paese occorra essere ricchi – e avere stomaco irsuto.

Solitamente, il turista italiano si rivolge all’autoctono nella propria lingua, con lo stesso odioso modo colonialista del francese in vacanza (che però, forse, teme solo l’irrisione, poiché spesso parla l’inglese dell’ispettore Clouseau).

Cambiare il nome Ragusa in Dubrovnik, poco meno di cent’anni fa, è stata folle furia iconoclasta – Zadar, Trogir, Split ricordano l’originale dalmata e italiano. Leggi “Dubrovnik” e pensi a uno sperduto avamposto siberiano; invece la città dentro le mura è una Venezia sicula, bella da togliere il fiato. Intatta ma decadente come ogni città di mare, quasi non avesse attraversato alcuna guerra, non sembra il set alla Gardaland (ovvero Disneyland di periferia) in cui ti ritrovi visitando altre cittadine dalmate.

18 agosto 2009

gli svaghi del signorino snob

«Pronto? Ciao stelìta, come va? Ma no che non disturbi, nini: sono qui sulla chaise-longue di cavallino che stavo rimirando il nuovo trompe-l’œil dello studio. Mi sono fatto fare tutto un ghirigoro geometrico floreale che mi attraversa la stanza. Fa tanto moschea, un po’ talebano contemporaneo, moda-non-moda…

Come? Domani? Il compleanno del Rocchigianone! Ma cribbio! Mi si sovrappone al canastino con le tre-mende! Me l’ero completamente dimenticato-obliato-cancellato-corroso-morto… E adesso?
Come dici? No: il canastino mi fa molto più classico del burraco. Quello lo lascio alla Pippi e alla Miffi. Il bridge? Ma anima: non ci gioco da quindici anni! Non saprei più da che parte iniziare la dichiarazione! No, poi è troppo impegnativo e mi vengono tutte quelle brutte rughette attorno alla bocca e tra le sopracciglia.
No, ma scusa, per il Rocchigianuccio: gli faccio una bella telefonata e gli rigiro su un invito per giovedì. Risolto.

Splendore, ma ci sei al concerto del mio divino? Lunedì, alla Scala. Mi fa tutto un repertorio dodecafonico, così pre-esistenzialista… Ma comunque, hai sentito che ha lasciato la Picci per una tizia, una tipo groupie? No, tu dimmi: hai una moglie che ti segue in tutto il mondo per trent’anni, ti sopporta quando stai ore-giorni-settimane-ere geologiche su quella tastiera – che a me poi tutto quell’esercizio mi fa un po’ fanatico tipo sportivone palestrato, versione “musica alta” – e lei lì, a dirti «Che bravo, che maestro, che unico»… Guarda: più ne parlo, meno mi viene voglia di andarci, a sentirlo. Quasi, passo l’abbonamento alla domestica, che si fa una sera senza rincitrullirsi di televisione; magari si fa una ronfatina, ma la Scala per loro è sempre un bel vedere, e poi si dà una sistematina, che non le fa male. Vedessi con che capelli mi si presenta certe mattine!

Se ho letto l’ultimo di chi? Il Camilleri? Ma sì, lo conosco dal giornale: è che, cuore, leggo solo autori fino al 1950, con una spiccata preferenza per i Russi del Diciannovesimo. L’Aleks, il Fedor… Puškin e Dostoevskij, certo. Ho appena riletto L’idiota, ma nella traduzione classica francese: con quella italiana dell’Arnoldo ci perde…

Ma cosa c’è? Niente, cicci, è la micia: è lì che mi gratta sul bukhara – le darà fastidio tutto quel rosso. Che poi, più lo vedo, più mi dà anche a me un senso di troppo pieno e di già visto e di stanco… Guarda, faccio una cosa, una mattàta delle mie: prendo tutti i tappeti e li trasferisco metà al lago, metà a Celerina. Zen, la faccio questa casa. E via questo trompe-l’œil, è di una noia!
Scusa, ti lascio che prendo appuntamento con l’architetto, così approfitto e armonizzo anche le nuances degli zerbini.
Luce
, a prestissimo! Un abbraccione!»